“Viviamo ogni giorno il dolore degli altri. Questo è anche il nostro dolore”. La lettera di uomini e donne in divisa alla mamma del 16enne suicida

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Vi chiediamo perdono per questa intrusione nel vostro dolore. Lo viviamo come il nostro dolore di uomini e donne che ogni giorno vivono tragedie di altri, fatte di disperazione, di solitudini affollate di immagini ed apparenze da mantenere. Lo tocchiamo ogni giorno, ma ci tremano sempre di più le mani.
Da genitori e da figli, dopo un po’ che indossi questa divisa, vedi quanto le strade sbagliate siano piene di persone giuste, buone, fragili per un momento e poi invischiate in ragioni che si amplificano, fino a diventare certezza. Le riconosci, le distingui dai professionisti del male, del sopruso, della violenza, vorresti salvare gli uni ed allontanare dalla società civile gli altri. Per ogni vittoria, viviamo mille fallimenti.
Vediamo chiaramente come non ci siano scorciatoie, come la vita imponga di scegliere dentro a noi stessi cosa fare, cosa dire, come andare avanti nonostante il dolore. Le parole dall’altare della Chiesa di Santo Stefano di Lavagna, nel momento di inimmaginabile sofferenza, hanno dato a noi la speranza che questo lavoro di divise sempre meno comprese, di uomini e donne sempre più spesso disumanizzati per moda o interesse di bottega, trovi ancora appoggio e comprensione nelle persone oneste. Sarebbe stato più facile urlare contro, sarebbe stato semplice, trovando immediata risonanza e subdoli appoggi, accusare le uniformi.
Invece avete scelto la strada più difficile, dire la vostra verità. Avete avuto il coraggio di indicare ai ragazzi presenti i perché e gli errori di una strada solo in apparenza facile ed in discesa. Avete fatto un miracolo che rimarrà per sempre nelle menti e nei cuori di chi vi ha sentito, che vorremmo potesse raggiungere altre migliaia di genitori e figli.
Avete raggiunto anche noi, ovunque siamo, da ogni angolo del nostro paese, da ogni auto, da ogni ufficio investigativo. Non siete soli, anche se dirlo ora non serve ad alleviare una briciola del tormento.
Assieme a voi, nel silenzio, c’è chi ama pienamente la vita e la libertà senza confonderla con la vuota assenza di regole civili, chi rispetta il prossimo senza ammiccare alla prevaricazione, chi non ha voce ma non crede che urlare sia la soluzione.
Ci fermiamo ai confini del vostro privato, forse ci siamo già spinti troppo oltre nell’inviarvi queste poche righe.
Chi vi parla ha mille nomi, viene da ogni angolo d’Italia, ha deciso di portare l’uniforme delle Forze dell’Ordine per persone come voi. Oggi continuerà a farlo cercando ancora di più, di riuscire a salvare vite e pregare, silenziosamente, che sentiate la nostra voce di conforto e vicinanza, nel vostro cuore, di potervi aiutare anche così.

A nome degli uomini e le donne in divisa.

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