Sotto gli occhi di un ‘Grande Fratello’. Che il reclutamento abbia inizio.

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Erano gli anni ’50 quando la televisione fece il suo esordio nelle case degli italiani. Apprezzata, amata e forse attesa, la televisione italiana (almeno nel primo periodo) era una delle più pedagogiche al mondo. Le sue finalità erano educative. Ma, nel tempo, le situazioni cambiano. Si evolvono. Migliorano oppure peggiorano. E proprio quest’ultimo è il caso della televisione italiana che giunge al capolinea. Dalla TV del cambiamento alla TV spazzatura. Programmi, show televisivi, reality di bassa attrattiva. Primo tra questi, il Grande Fratello. Molti ignorano l’origine e il messaggio celato all’interno del suo stesso nome. Infatti, nel binomio ‘Bentham-Grande Fratello’ la maggior parte delle persone non troverebbe un senso. Eppure l’idea di un Grande Fratello rappresenta un’invisibile Ispettore che, incessantemente, ci controlla, ci sorveglia, ci condiziona nelle nostre scelte più personali e nacque proprio dal giurista e filosofo inglese J. Bentham, il quale immaginò un sistema di prigionia che consentiva ad un sorvegliante di vigilare giorno e notte sui prigionieri osservando tutto quello che facevano senza essere visto. Un continuatore storico del tema del Grande Fratello è senz’altro l’inglese G. Orwell che, nel libro 1984, profetizzò una società governata e dominata da un Big Brother onnipotente ed immortale che tutti i sudditi dovevano adorare come un dio. Al giorno d’oggi il tema di un Grande Fratello che ci sorveglia e ci influenza in ogni nostro pensiero è tornato alla ribalta. Non dobbiamo meravigliarci di questa sudditanza psicologica e soprattutto dell’iniziale successo, scemato poi nel corso delle edizioni, del programma televisivo. Ci siamo ormai abituati ad essere spiati ogni giorno da decine e decine di telecamere che seguono i nostri movimenti nelle banche, nei supermercati, negli autogrill ed in tanti altri luoghi. La TV è diventata un mezzo di destrutturazione e ricomposizione dei sentimenti , falsificando la realtà oggettiva, creando un’intersezione tra reale e virtuale fino a confonderli ed esplodere in un accumulo di falsità e apparenze. E’ importante recuperare il senso dell’esistere in modo totale. L’esistenza non è apparenza.

E. D’E.

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