Operazione Trident. La NATO avvelena la Sardegna.

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“Trident Juncture 2015” questo il nome scelto dalla NATO per la più grande esercitazione militare dai tempi della “guerra fredda”. Le spiagge bianche e il mare cristallino del Sud Sardegna non sarà scenario di una cartolina ma di una vera e propria esercitazione di guerra. Dati impressionanti, 36.000 militari, 60 navi, 140 aerei, 28 Paesi Nato e di altri 7 partner (tra cui Finlandia, Svezia e l’Ucraina, Australia). Teatro operativo: Italia, Portogallo, Spagna, Oceano Atlantico e mar Mediterraneo.
Per cinque settimane (si è cominciato il primo ottobre) dentro gli spazi militari della Sardegna verranno esplosi missili, bombe e munizioni inerti e da guerra che ammorberanno di veleni i cieli e il paesaggio. Molte le manifestazioni nell’Isola contro l’operazione Trident, l’associazione Gettiamo le Basi incita il Presidente Pigliaru, che ha definito l’esercitazione inaccettabile,  a esercitare il diritto di opposizione e sottolinea le conseguenze a livello ambientale: “la simulazione di guerra colpirà la Sardegna con una quantità mai vista prima di missili all’amianto, al torio, all’uranio e la miriade di veleni bellici: piombo, mercurio, fosforo, tnt, rdx, octol, criolite, difenilammina, etilcentralite, solo per citarne alcuni. Il Tridente ci porterà, inevitabilmente, la crescita della devastazione ambientale, di leucemie, tumori e malformazioni genetiche, eredità di oltre sessant’anni di perenni addestramenti di morte”.  Una prospettiva tragica insomma.  Ancora più tragica se si pensa che questa operazione non sarà né l’unica né l’ultima. Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Danilo D’Errico ha infatti gelato le aspettative di una riduzione delle servitù militari in Sardegna e si è espresso sul tema dell’impatto ambientale in termini non proprio rassicuranti e con una nota di ironia:  “Percepiamo la necessità di essere ecosostenibili, stiamo sollecitando l’industria per un munizionamento verde, con meno sostanze nocive, cerchiamo di fare il massimo, ma alla fine il colpo parte (risata, ndr), non possiamo evitarlo”.
Sono oltre 35 mila gli ettari di territorio sardo sotto vincolo di servitù militare, una quota superiore al resto del territorio nazionale, problema riconosciuto anche dal governo stesso.
Le superpotenze si comportano da gangster calpestando volontà, benessere e bellezza di popolazioni e territorio.

Elena D’Ettorre

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