Naufragio, i sopravvissuti “lo scafista provocò la collisione”, “eravamo più di 800”, “ci siamo aggrappati ai morti”

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Una collisione con il mercantile che era intervenuto per i soccorsi, la nave portoghese King Jacob, costituirebbe una delle cause del naufragio avvenuto nella notte tra sabato e domenica a largo della Libia. A raccontarlo agli operatori umanitari dell’Unhcr sono stati proprio i 28 sopravvissuti all’ecatombe. Il barcone si è scontrato con il mercantile portoghese perché, nel tentativo di nascondersi, lo scafista – un tunisino fermato lunedì sera dalla polizia – <<guidava con poca attenzione e ha perso i controlli>>, come avrebbero riferito. Dopo la collisione a bordo è scoppiato il panico e <<la barca ha cominciato a muoversi sempre di più e poi si è capovolta>>.

<<Il peschereccio aveva tre livelli>> avrebbe raccontato il giovane sopravvissuto del Bangladesh ricoverato all’ospedale di Catania, secondo quanto riportato da tgcom24. <<Quello più basso era la stiva e centinaia di persone sono state costrette ad entrare lì dentro. Poi i trafficanti hanno chiuso i boccaporti, per evitare che uscissero durante la navigazione. Il secondo livello era, invece, quello della piccola cabina che c’è in coperta, all’altezza della murata del barcone. Anche qui erano stipate centinaia di persone. Infine quelli sul ponte, i più fortunati: i sopravvissuti erano tutti qui>>.

Tragico il bilancio: più di 800 sarebbero le vittime tra morti e dispersi , il numero è stato confermato da tutti i sopravvissuti ascoltati. Ma il racconto non termina qui, quei momenti intrisi delle emozioni più disparate, dalla paura di perire e di perdere i propri cari, alla speranza di tornare a toccare con i piedi la terraferma, portano alla mente altri sconcertanti dettagli: <<ci siamo aggrappati ai morti, abbiamo sentito il rumore dei motori e abbiamo urlato con tutte le forze che ci rimanevano>>. Dai racconti sarebbe emerso che inizialmente i soccorritori hanno tirato su soltanto cadaveri e anche una sorta di diario di bordo: un quaderno con nomi e cifre accanto adesso al vaglio degli investigatori.

La nave Gregoretti della Guardia costiera, con a bordo 27 dei 28 superstiti, è giunta ieri sera a Catania. Ad attenderli, in rappresentanza del governo, il ministro alle Infrastrutture Graziano Delrio, il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta e il sindaco di Catania Enzo Bianco. 25 dei 27 migranti, in gran parte eritrei, somali, sudanesi, ma anche provenienti dal Bangladesh, sono stati trasferiti nel Cara di Mineo, nel catanese. Dopo i primi controlli medici e dopo essere stato rifocillati dalla Caritas diocesana, che si è occupata anche di fornire loro il vestiario, il gruppo, come confermato ieri sera dal sindaco del capoluogo etneo, è stato trasferito nel centro per rifugiati in provincia di Catania. Altri due extracomunitari, sono stati fermati perché ritenuti dagli investigatori responsabili del naufragio di sabato scorso a largo della Libia. Sono il comandante dell’imbarcazione naufragata e un membro dell’equipaggio.

<<Interventi nei Paesi d’origine, distruzione dei barconi, raddoppio di Triton, ricollocazione d’emergenza condivisa tra tutti i Paesi, collaborazione con le Nazioni Unite e sforzo comune alle frontiere meridionali della Libia>> questi gli impegni – annunciati su Facebook – che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi si ripromette di puntualizzare prima del Consiglio europeo di giovedì prossimo. 

<<Sarà un’operazione civile e militare, del tipo di quella Atalanta>> quella che servirà a contrastare gli scafisti e  sequestrare e distruggere i barconi utilizzati per far arrivare i migranti in Europa. Lo ha spiegato ai giornalisti, la portavoce della Commissione europea Natasha Berthaud.

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