Mea Maxima Culpa. Chiesa e pedofilia.

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“Pedofilia posso capirla, l’omosessualità no”. Queste le parole di Don Gino Flaim, collaboratore pastorale della chiesa di San Giuseppe e Pio X a Trento, che infiammano. Accendono. Accendono non la luce della redenzione bensì il fuoco. Il fuoco della rabbia. Il falò dell’ira. Il sacerdote era stato interpellato partendo dal tema dell’omosessualità, alla luce del coming out pronunciato, alla vigilia dell’apertura del sinodo sulla famiglia, dal monsignore polacco Krzysztof Charamsa, fino a pochi giorni fa funzionario della Congregazione per la dottrina della fede. “Che ci sia omosessualità nella Chiesa non mi fa meraviglia perché la Chiesa è comunità di peccatori”, ha detto il sacerdote, che ha poi confermato di ritenere l’omosessualità una malattia. Uomini di fede, uomini di chiesa, uomini casti. Uomini che si ergono a portavoce di un’entità. Uomini di chiesa che non ritengono contronatura condurre una vita priva di legami carnali, che non ritengono contronatura privarsi della procreazione. Obiettivo supremo per il quale, dicono, siamo stati creati. Seguono una vocazione fatta di regole, obblighi e costrizioni. Seguono una vocazione contronatura. Una vocazione che silenzia e sopprime istinti e impulsi di cui, la natura, ci ha dotato. Siamo uomini non robot. Predicano il bene e attuano il male. Si, il male, perché è impensabile giustificare la pedofilia (pratica diffusissima nella sacra casta) affermando che “La colpa è dei bimbi che cercano affetto perché purtroppo non ce l’hanno in casa e magari se trovano qualche prete può anche cedere. E lo capisco” e sugli omosessuali esprimersi definendoli “malati”. Persone sane che decidono liberamente di amarsi, vengono considerate malate. Mentre preti che dichiarano liberamente di servire e rispettare con fedeltà, castità e obbedienza l‘istituzione della Chiesa, non sono malati se inciampano nel reato di pedofilia. Se cedono alla tentazione di una passione erotica nei confronti di un bambino. In ambito psichiatrico la pedofilia è catalogata tra i disturbi del desiderio sessuale. Malattia è la pedofilia. Malattia è un disturbo non un’emozione. Malattia non è l’amore tra persone libere dotate di intelletto e sentimento che liberamente e consensualmente, senza abusi e soprusi, scelgono di stare insieme. In Italia, emblema della religiosità, il fenomeno della pedofilia clericale si è esteso a macchia d’olio. Ricordiamo, il caso Bertagna (2005), il caso Marchese (2004), il caso Govoni (2001), il caso Cantini (2004). E ricordiamo che, per la prima volta nella storia della Chiesa, si tenne un processo canonico per casi di pedofilia solo nel luglio 2015. E mentre ricordiamo, sorge spontanea una riflessione. Forse, se la Chiesa riscrivesse le regole sulle quali si fonda, se aprisse gli occhi anziché solo dissociarsi e vergognarsi per i peccati dei figli che cresce ma trovasse soluzioni nella prevenzione forse scoprirebbe anche un’utilità sociale.

E. D’E.

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