La Saguto insulta i figli di Borsellino. Parole shock.

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Parole terribili, inaccettabili. Parole intollerabili quelle del giudice antimafia Silvana Saguto madrina della manifestazione “Le vele della legalità” tenutasi a Palermo il 19 luglio scorso. In occasione dell’evento, il giudice pronuncia parole addolorate mostrando amarezza e profonda tristezza nel ricordare il sacrificio di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta. Ma poi, come Dottor Jekyll e il Signor Hyde, si trasforma. Appena torna nella sua auto blindata telefona ad un’amica e sputa veleno nei confronti di Manfredi Borsellino, figlio del giudice Borsellino, che il giorno prima aveva abbracciato fra le lacrime il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al palazzo di giustizia di Palermo . Disprezza la commozione di quel figlio che con lacrime amare di orgoglio e dolore onora il padre ucciso vigliaccamente dalla mano sporca della mafia. Disprezza la commozione di quel figlio cresciuto accanto ad una padre che per il valore della legalità e della giustizia ha sacrificato la famiglia e se stesso. Di quel padre che dal marcio, dalla parte sbagliata ha scelto di non starci. Paolo Borsellino, protagonista del primo pool antimafia, autore del maxiprocesso (Palermo 1986) che rinviava a giudizio 476 indagati e si concludeva con 342 condanne, tra cui 19 ergastoli, ha fatto della giustizia una bandiera e non un bavaglio. Era uno che cambiava le cose Borsellino, che rivoluzionava sistemi, che alzava la voce per far valere il giusto. Sopra il sangue di coloro che hanno lottato e sono morti per un’ideale, la Saguto si è espressa con frasi shock : “Poi, Manfredi Borsellino, che si commuove, ma perché minchia ti commuovi a 43 anni per un padre che ti è morto 23 anni fa? Che figura fai.” E continua: “Ma che…dov’è uno…le palle ci vogliono. Parlava di sua sorella e si commuoveva, ma vaffanculo”. Silvana Saguto, uno dei giudici simbolo di Palermo pronunciava queste parole. Silvana Saguto che ha sequestrato beni per milioni di euro e oggi è indagata dalla procura di Caltanissetta per aver costruito un sistema di raccomandazioni e favori attorno alla gestione dei patrimoni sottratti ai boss.
Silvana Saguto, un insulto all’incarico ricoperto.

Elena D’Ettorre

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