La Calabria lotta contro i danni del maltempo. La forza di un popolo solo.

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Seicento mm di pioggia in 48 ore e venti che hanno raggiunto gli 80 chilometri orari. Sono alcuni dei dati sulla perturbazione che sta interessando la Calabria registrato dal Centro funzionale Multirischi dell'Arpacal, l'agenzia regionale per l'ambiente, Reggio Calabria, 1 Novembre 2015. ANSA/ UFFICIO STAMPA/ VIGILI DEL FUOCO +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES/NO ARCHIVES, +++

Trattata come terra di nessuno, abbandonata all’ira funesta della natura e alla noncuranza dell’uomo, la Calabria, dal maltempo, ne esce martoriata. Le hanno rotto i colori. I colori dei mari e dei monti, le tinte di campagne e centri urbani. Le hanno spezzato il già precario equilibrio. Nubifragi e piogge intense. Il torrente Ferruzzano, nella Locride, ha esondato spazzando via la statale 106 Ionica e la ferrovia, che in un tratto è rimasta sospesa nel vuoto. Solo lunedì mattina la pioggia ha concesso una tregua. Inizia la conta dei danni ingenti. La situazione più critica si è avuta nel Reggino, dove i pompieri hanno effettuato fin qui 200 interventi di soccorso. A Ferruzzano un nucleo familiare di tre persone è rimasto intrappolato nella propria autovettura trascinata da un corso d’acqua. La SS 106 Ionica è stata bloccata in diversi tratti. In appoggio al personale di Reggio Calabria, sono arrivati uomini anche dai comandi di Cosenza, Catanzaro, Napoli, Avellino, Taranto e Potenza. In Calabria sono caduti 600 mm di pioggia che hanno causato un generale e considerevole innalzamento dei livelli idrometrici di tutti i corsi d’acqua. Nell’indifferenza dei connazionali, nel disinteresse dello Stato abituato ad affondare anziché salvare, nell’apatia dei mass media e nell’insensibilità di coscienze morte, la Calabria si piega. La Calabria si piega ma non si spezza. Si alza e impugna pale, indossa stivali, e innalza un colore. Rosso porpora. Quello che né il maltempo né l’amara consapevolezza di essere soli possono sbiadire. Il colore del cuore, il colore dell’amore per la propria terra, il colore della lotta, il colore del sangue. In uno stivale di qualità, il tacco è il sostegno e la punta è la forza. In piedi Calabria. In piedi di fronte a chi si accorge del Sud solo per accusare e condannare il lato oscuro e negativo. In piedi di fronte a chi ci vuole in ginocchio. In piedi di fronte a chi sfrutta solo la bellezza che ci contraddistingue. In piedi perché siete la punta fondamentale dell’incanto. L’Italia, tutta, ha bisogno di voi. Di riavervi in tutto il vostro splendore.

Elena D’Ettorre

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