Italia, mani di forbici.

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Una delle parole chiave simbolo dell’attuale politica italiana, è ‘tagli’. Tagli ovunque. Tagli alla spesa pubblica. Tagli ai cosiddetti ‘enti inutili’ come gli istituti di ricerca Isfol (formazione e lavoro), Ispels (prevenzione e sicurezza sul lavoro), gli organismi nazionali di Alta matematica, Astrofisica, Geofisica. E ancora. Tagli alle pensioni con l’innalzamento dell’età pensionabile. Stretta sui trattamenti di invalidità con l’innalzamento della percentuale di invalidità, che passa dal 74% all’85%, per avere diritto alle relative pensioni. Tagli agli enti locali con l’abolizione delle province con meno di 220mila abitanti, escluse quelle Regioni a Statuto speciale. Tagli all’Istruzione e alla cultura. Sembra chiaro dunque l’obiettivo del Governo. Per risollevare l’economia del Paese l’unica soluzione pare essere quella di un cambio d’abito. E di scena. Da politici in giacca e cravatta a sarti professionisti con tanto di metro, stoffa per i rattoppi, ago e filo. Il Parlamento diviene una sartoria, dove le tinte delle stoffe non rappresentano l’arcobaleno del peace&love bensì sono vere e proprie ‘toppe a colori’ per ogni singola categoria colpita dalla sforbiciata estrema dei tagli. Purtroppo però, il recupero di denaro, il prelievo intensivo che lo Stato applica sui fondi destinati a settori portanti della nostra economia e società, genera un danno sostanzioso in quanto i tagli, bizzarri e poco lineari, non sono sul surplus economico bensì sul necessario, sull’essenziale. Lo Stato dovrebbe investire, fornire mezzi e strumenti adatti ad incrementare e sviluppare quegli Istituti (sopra citati) che sono il cuore vivo e pulsante di una società evoluta che tende al progresso. E’ impensabile che alla sanità venga applicato un taglio pari a 2,3 miliardi mettendo in crisi l’intera organizzazione di ospedali e ambulatori. E’ inaccettabile che per ridurre gli sprechi, duecento, tra analisi ed esami come Tac, risonanza, ecografia in gravidanza, etc.. non siano più sostenuti dallo Stato segnando il passaggio da gratuito a pagamento. Perché? Perché in cinque anni si dovranno recuperare 10 miliardi risparmiando su beni e servizi pubblici. D’accordo che per risanare e risollevare le sorti bisogna avere denaro in cassa, ma se le sforbiciate ad occhi chiusi fossero coerenti, eque e logiche e se fossimo chiamati tutti, società e Governo, al sacrificio probabilmente il malcontento popolare e la sfiducia nutrita nei confronti delle Istituzioni diminuirebbe perché un Padre (Stato) che toglie, sottrae ai figli (società) per il proprio senso di avidità, avarizia non è un esempio né da seguire né da apprezzare.

E. D’E. 

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