Il denaro rende privato un museo pubblico. Il denaro come onnipotenza.

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Concepire l’arte come un patrimonio comune e non come un lusso per pochi, è un concetto di difficile assimilazione. In un’ Italia che detiene il numero maggiore di siti riconosciuti dall’UNESCO succede che, non solo l’arte e la cultura si mostrano ad un pubblico di nicchia ovvero per coloro che possono godere dell’antico splendore senza tempo col riflesso del loro portafogli, ma addirittura l’arte si affitta. Lo scorso giovedì i turisti sono rimasti fuori dalla Villa della Regina, a Torino, importantissimo monumento baracco e sito Unesco. Ad attendere i turisti c’era un cartello che spiegava la ragione per la quale la villa e il parco sarebbero stati chiusi al pubblico, si leggeva “i giovani manager del programma di formazione Uniquest di Unicredit”. I futuri capitani del capitale collaborano alla semina di un prato fiorito… in un’ideale restituzione di risorse non solo economiche dalla banca al territorio”. In sintesi, Unicredit prende in esclusiva un monumento nazionale per una giornata intera senza pagare nemmeno il costo di un ticket per formare i giovani che contribuiranno a rendere l’arte merce ai fini di guadagno, mero profitto. Pensare di poter affittare un museo era un sogno alla Peter Pan, oggi è realtà. Noleggiare gli Uffizi per una cena di cento persone costa 15.000 euro, mangiare ai piedi del David di Michelangelo, all’Accademia, ne costa 20.000. A Napoli, il Salone delle Feste di Capodimonte lo si prende per 25.000 euro. Per il cortile del Museo Civico Medievale di Bologna sono sufficienti 2.000 euro per l’intera giornata, al Tempio di Segesta in Sicilia così come alla Pinacoteca di Brera a Milano non si arriva a 5.000, per cenare nell’Anfiteatro di Pompei uno se la cava con 15.000, mentre a Roma il Salone di Pietro da Cortona di Palazzo Barberini ne vale al massimo 20.000. E per una cena a Castel Sant’Elmo possono bastare 1.000 euro. Mentre gli artisti intingono il pennello nel significato dell’arte, alcuni intingono le banconote nel prezzo (economico) per l’arte. E aumenta il divario tra chi può e chi non può. Sottolineando l’importanza del potere economico che rende accessibile e possibile anche l’inimmaginabile. Attribuendo al denaro l’onnipotenza.

E. D’E.

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