Il bluff degli ascolti di Sanremo

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Si osanna il festival di Amadeus per ascolti, ma non è questo il primato che conseguito in questa edizione dal presentatore degli ‘ignoti’ nato a Ravenna, anzi, il numero degli spettatori che hanno seguito il festival negli ultimi 10 anni, quella di quest’anno è la penultima per numero di spettatori che l’hanno vista, migliore solamente di quella del 2008 presentata da Pippo Baudo e Piero Chiambretti, affiancati dalle Bianca Guaccero e Andrea Osvárt. Quella edizione, di cui sembra non essere rimasta nemmeno la canzone vincente nelle memorie degli italiani, fu vinta da Giò Di Tonno e Lola Ponce con “Colpo di Fulmine”. Ma tutti i media il raffronto con le edizioni precedenti lo fanno con lo SHARE, per questioni di business legato sempre alla raccolta pubblicitaria e giustificare gli introiti milionari agli inserzionisti, ai quali, oltre la TIM, si è aggiunta la Nutella. Lo SHARE non dipende dal numero degli spettatori, ma quante persone sono state davanti al televisore. Non vengono presi in considerazioni coloro che magari preferiscono andarsene a cena fuori, andarsi a bere una birra al pub, o fare l’amore nella propria stanza da letto, piuttosto che nella sala dell’Ariston come auspicato da Roberto Benigni, piuttosto che vedere il festival. Un altro vantaggio, viene dato al festival dalle emittenti concorrenti che hanno deciso di desistere da ogni tipo di concorrenza, rinunciando a trasmissioni che fanno ascolti, come ad esempio “Chi vuol essere milionario” o “C’è posta per te”. Preferiscono mandare delle repliche di film già visti e rivisti o programmi di secondo piano. E’ come se ci fosse un ‘tacito accordo’ tra le reti Mediaset e la RAI, tant’è vero che la De Filippi, ha inscenato una telefonata improvvisata con Fiorello, a dimostrare che anche lei sta guardando il festival, guadagnandosi così la presenza del suo vincitore di Amici.  Chi sembra scoperchiare le tombe è “striscia la notizia” svelando arcani che già in passato hanno messo in difficoltà i vertici dell’emittente di Stato.

Ma un record il Festival di Amadeus e Stefano Coletta lo ha ottenuto, quello di aver conseguito la maggior spesa dei suoi 70 anni di storia. In totale questa edizione costerà circa 18 milioni di euro, cifra che comprende sia i compensi di conduttori e ospiti che i 5 milioni di convenzione annuale da versare al Comune di Sanremo. Una enormità se si pensa ai tempi che stiamo attraversando. Se poi ci mettiamo i 300.000 euro che avrebbe preso Benigni per un monologo soporifero che ha ricordato la sua Divina Commedia, piuttosto che gli esilaranti interventi diventati cult della televisione del passato.  Noioso, inappropriato, il vincitore dell’oscar con “La Vita è bella” dimostra qualche vuoto di memoria, scordandosi che sul palco di Sanremo aveva già cantato 18 anni fa, anche se fuori gara, con Quanto t’ho amata e quanto t’amerò”.

Checco Zalone ha vinto il secondo confronto a distanza con Benigni, dopo Tolo Tolo che ha subissato il Pinocchio, ha rinunciato ad andare al festival dimostrando che si può fare a meno di una “marchetta” anche se pagata profumatamente

Il 70mo Festival di Sanremo si è arrampicato a Fiorello, ai Ricchi e Poveri, ad Albano e Romina, a Rita Pavone ed alla rinuncia al buon gusto di chi ha voluto farsi notare per una tutta aderente e volgare, coperta da una tunica dissacrante, piuttosto che per la sua canzone.  Le cover riarrangiate forse sono state il momento più bello di questo festival. Vincerà non la canzone più bella, ma quella che consentirà, ai salotti della RAI, discussioni animate, per contendere lo SHARE a Barbara D’Urso.

Antonio Rubino

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