Gli stranieri pagano le pensioni agli italiani.

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“Gli immigrati portano delinquenza”, “Gli immigrati tornino a casa loro”, “Lo Stato aiuta gli immigrati e abbandona gli italiani”. Quante volte al giorno odiamo queste affermazioni? Molte, perché questi sono pensieri comuni ben radicati nella mente di intellettuali e masse popolari. Eppure, ci hanno insegnato sin dall’età della ragione, che quando non abbiamo informazioni e conoscenze fondate su una solida base di verità in merito ad argomenti di qualsiasi genere, è meglio tacere. Il silenzio (in questi casa) salva. Salva la faccia da una figuraccia, salva la coscienza da un marcio pensiero razzista, salva la propria immagine dall’ignoranza. Cinque milioni di stranieri rappresentano oggi l’8,3 per cento della popolazione e producono 125 miliardi di euro l’anno. Gli ultimi dati analizzati dalla Fondazione Moressa (istituto di ricerca collegato alla Cgia di Mestre) cancellano i luoghi comuni più diffusi. Parliamo di stranieri regolari non di clandestini. Con i loro contributi (10,3 miliardi di contributi previdenziali) questi nuovi cittadini pagano le pensioni a 620 mila italiani anziani. Certo, le vie d’afflusso sono precarie e tragiche, la regolarizzazione avviene a step eccessivamente lenti e ansie e paure sono legittime. Ma se imparassimo a sviluppare una cultura dell’accoglienza e dell’integrazione sana, vera e se imparassimo a considerare gli straniere come fonte di ricchezza e produttività non solo in termini economici ma anche sociali, riusciremmo a convivere e lavorare insieme per obiettivi comuni. Non serve un sociologo per capire che strutture da mille o duemila ospiti, costruite in mezzo al nulla, nelle quali rimanere in attesa due o tre anni, sono fatte per attirare mafiosi e ladri di denaro pubblico, creando disperazione e malessere sociale. Serve invece una coscienza collettiva che sappia combattere con la ragionevolezza chi professa l’identità della paura.

Elena D’Ettorre

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