Gli effetti della ‘buona scuola’ italiana.

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Il tema della ‘mobilità obbligatoria’ introdotto sia nella Pubblica Amministrazione per quanto riguarda il trasferimento dei dipendenti pubblici da una provincia all’altra, che resta (tra l’altro) ancora nel limbo con il rischio di tagli alla busta paga, sia nella Pubblica Istruzione per gli insegnanti che, come pedine a Dama, passano da una regione all’altra senza il minimo riguardo né interesse da parte dello Stato e dei partiti sostenitori della riforma per le vite private e personali oltre quelle lavorative di milioni di persone, è un tema bollente. Discusso, criticato e contrastato dall’opinione pubblica, dai sindacati e dai dipendenti colpiti da questa nuova imposizione. Si, imposizione, perché non si può definire diversamente una proposta volta al rilancio e al rinnovamento nel sistema delle assunzioni scolastiche che pone gli insegnanti precari dinnanzi ad un bivio, ad una scelta secca, netta tra lavoro e famiglia. Docenti costretti a scegliere tra la realizzazione di sogni e carriera o il mantenimento di legami affettivi. Un po’ come dover scegliere tra mangiare o dormire. Sono bisogni primari che vanno di pari passo, che camminano insieme contribuendo nel percorso di vita di ogni singolo uomo. La libertà di scelta è un diritto inviolabile, inalienabile che non dovrebbe essere macchiato dall’incapacità e dall’incompetenza di uno Stato che anziché risolvere un problema ne crea altri. Ieri, ha avuto inizio il nuovo anno scolastico per 9 milioni di studenti che sono tornati tra i banchi con una visione ‘buona e nuova’ della scuola. Talmente buona che i segni e gli effetti non hanno tardato ad arrivare. A Lecco, un padre si incatena ai cancelli perché la figlia disabile è lasciata da sola in quanto, a conti fatti, mancano 30 mila insegnanti di sostegno. Nelle scuola medie mancano insegnanti di matematica e nelle scuole di Milano e in tutto il Nord, insegnanti di sostegno. Al disagio ha contribuito la scelta dei prof del Sud che hanno rinunciato al trasferimento preferendo piuttosto una supplenza annuale vicino casa. Un altro fronte aperto è quello delle 1.700 scuole senza dirigenti e mancano 15 mila Ata (collaboratori tecnici amministrativi). Per gli istituti non sarà possibile coprire le segreterie, l’apertura dei laboratori e nei piccoli comuni si rischia di non aprire la scuola perché manca l’unico bidello e il dirigente non può chiamare il sostituto.

E’ questa la ‘buona scuola’ che il Governo è pronto a sostenere? Occorre una riflessione seria sulle problematiche reali e tangibili della nuova riforma piena di errori. La teoria senza la pratica, non sortisce effetti.

 

E. D’E. 

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