Dal progresso all’ (im)pensabile regresso.

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Si sa, col termine liberalizzazione ci si riferisce non solo ad un processo, solitamente legislativo che consiste nella riduzione delle restrizioni ma anche ad uno Stato che fonda le proprie radici sui principi della libertà economica e sociale. Libertà di scelta e di autonomia. E si sa anche, che soprattutto in Italia la condivisione dei diritti cardine della nostra storia, è un sentimento del tutto assente o rientra nelle minoranze tanto piccole da non conoscerne l’identità. Succede che, il senatore della Lega Nord Nunziante Consiglio (cognome o suggerimento?) propone di aggiungere altri 48 giorni dell’anno per la chiusura dei negozi in tutte le festività. I grillini invece ne vogliono aggiungere 12 in più. Queste inaccettabili proposte mirano e colpiscono le liberalizzazioni sul mercato e sul commercio introdotte dal governo Monti  volte a favorire la libertà dei negozianti di gestirsi e organizzarsi come meglio lo ritengono in base alle proprie esigenze. Ancora oggi in Italia un negozio può restare aperto quando e quanto vuole, h24, tutti i giorni dell’anno, senza limitazioni né vincoli alla vendita. La possibilità di decidere cosa e come fare della propria attività è un bene non solo per l’incremento delle vendite con relativi guadagni  (una parte utile al pagamento di spese e tasse)  ma, a livello sociale, è un bene anche per chi nei giorni festivi coglie l’occasione per riempire le piazze, i centri urbani, le vie principali per dedicarsi allo svago, allo shopping o semplicemente per dedicarsi del tempo che la piena settimana lavorativa impedisce o riduce. Momenti in cui si stacca la spina. Prima di varare norme, proporre leggi, gli uomini di Stato dovrebbero abitare, studiare e comprendere la società che vivono e che li circonda. Uscire fuori. Farsi un giro in piazza e non nei palazzi, trascorrere giornate tra le vie di paesi e città e non tra i corridoi di hotel a infinite stelle da non riuscire neanche a contarle. L’errore che spesso si commette è quello di non ricordare la realtà in cui si vive. Quella che parte dal basso. Dimentichiamo da dove veniamo, consideriamo l’arrivo e non la partenza. Ma, a quanto pare, né la proposta di Consiglio né quella dell’M5S sono destinate a passare, perché la maggioranza al Senato sembra intenzionata ad introdurre solo piccoli aggiustamenti tecnici. Varare leggi che puntino al progresso e non al regresso dovrebbe essere compito e funzione di tutti, a prescindere dal colore politico e dai conflitti interni e personali. E il benessere della collettività è (o dovrebbe essere) l’obiettivo unico.

E. D’E.

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