Cucchi, Ilaria contro i Carabinieri: “Ora ti farò abbassare quello sguardo di sfida”. Intanto spunta in rete la dichiarazione del giudice che interrogò Stefano

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«Richiesta di rinvio a giudizio. Ora faremo veramente i conti. Sono pronta al processo. Avete finito di nascondervi dietro una divisa che non meritate di indossare. Urlate pure. Offendete pure. Ora caro Tedesco (Francesco Tedesco, il Carabiniere di cui la Cucchi diffuse la foto in costume ndr) ti farò abbassare quello sguardo arrogante di sfida che hai avuto l’ardire di rivolgermi ogni volta che ci siamo incontrati in udienza o alle operazioni peritali. Ora iniziate davvero ad avere paura. Sono pronta al processo. Voi? E vi prego di risparmiarci la classica lettera di scuse finale per guadagnarvi la benevolenza dei giudici».

Questo è quanto la sera del 14 febbraio, Ilaria Cucchi ha scritto sulla sua pagina facebook. Lo scorso 14 febbraio infatti, trascorso il termine dall’avviso di conclusione indagini preliminari, il Pubblico Ministero ha chiesto il rinvio a giudizio per i cinque Carabinieri indagati negli ambiti dell’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi.

Ilaria, sorella di Stefano scrive di essere pronta al processo, e lo fa menzionando ancora una volta il Vice Brigadiere Tedesco il quale, dopo la diffusione sui canali della Cucchi, della sua foto in costume da bagno, è stato vittima di pesanti ingiurie e minacce, tutte denunciate per un totale di oltre 1300 querele. Situazione questa – come si legge dalle denunce – che ha fortemente condizionato la vita privata del militare, talvolta minacciato pesantemente anche per strada o in locali pubblici.

Come già scritto in un precedente articolo sul Quotidiano PugliaPress, Ancora nessuno è andato a processo. Questo sarà deciso nella fase successiva davanti al Giudice dell’Udienza Preliminare (Gup) il quale è chiamato a determinare la fondatezza o meno dell’ipotesi accusatoria formulata dal PM, con conseguente disposizione del decreto di rinvio a giudizio o con sentenza di non luogo a procedere.

Nel frattempo in rete spunta un video pubblicato dalla pagina facebook “Io non li condanno”, lo ricordiamo, nata in difesa dei militari che ancora prima di subire un vero e proprio processo in aula di Tribunale, ne stanno subendo uno mediatico.

Il video, di cui abbiamo verificato l’autenticità, riporta alcuni minuti di una puntata della trasmissione “Un giorno in Pretura” in onda su Rai 3. Nella puntata si tratta il processo d’Appello, dopo la sentenza di primo grado che ha assolto gli agenti di Polizia Penitenziaria e condannato i medici dell’ospedale Pertini di Roma.

In questo video, che alleghiamo, a parlare sono l’avvocato d’ufficio di Stefano Cucchi, il quale dichiara che Stefano Cucchi il giorno del rito direttissimo, avrebbe rivolto ai Carabinieri parole non carine e che si sarebbe alzato più volte dalla panca. Inoltre, relativamente al rossore sotto gli occhi del giovane, l’avvocato dichiara di aver chiesto a Cucchi cosa fossero, ricevendo come risposta “Avvocato, questo sono io”.

Oltre le dichiarazioni dell’avvocato già oggetto di un altro video (nel quale esclude che Stefano sia stato picchiato dai Carabinieri), a parlare sono anche il Giudice dell’Udienza di Convalida e il Pubblico Ministero che disposero la traduzione in carcere di Cucchi il 16 ottobre del 2009. Come si può benissimo ascoltare dal video, il giudice dice: “Abbiamo fatto l’interrogatorio, le richieste. Per me si è svolto tutto regolarmente. Io non ho notato nulla di anomalo. Né lui (Stefano ndr) mi ha detto nulla”.

Anche queste dichiarazioni, come quelle rese dal padre di Stefano Cucchi in un altro video, fanno pensare che il giorno del rito direttissimo Stefano stesse bene e non presentasse segni di percosse, o peggio, di un violentissimo pestaggio.

Nel frattempo però, così come abbiamo scritto in apertura, il processo continua sul social con post e commenti da parte degli utenti che più che chiedere giustizia e confidare in essa per giungere alla verità, hanno dato vita ad un vero e proprio processo alla Divisa. E se questa non ci fosse, dove sarebbe il caso mediatico?

 

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Ho 25 anni, giornalista pubblicista, e sono laureata in Scienze della Comunicazione. Ho scelto di studiare e scrivere a Taranto, dove vivo da sempre, nonostante la mia prima luce calabrese. Appassionata di web e informazione, ho intrapreso questo meraviglioso lavoro nel 2013. Ho scritto per il quotidiano Taranto Oggi, Periodico Vivavoce e Sostenitori delle Forze dell'Ordine. Per quest'ultimo ho trattato il caso giudiziario Cucchi con una intervista in esclusiva nazionale al comandante della Stazione Carabinieri di Roma Appia, ripresa successivamente dalle maggiori testate nazionali. Attualmente collaboro con il gruppo PugliaPress, firmando il quotidiano, il settimanale e La Voce del Popolo, storico giornale di Taranto. Ho fondato il blog Tarantini Time, firmo anche il Corriere di Taranto e gestisco il portale Forze Armate News al quale sono legata per le stellette che ho indossato a 19 anni, occupandomi di cronaca e sicurezza. I miei settori di pertinenza sono la cronaca nera, giudiziaria e sindacale. Mi occupo volentieri di politica e di inchieste di vario tipo. Se la gente mi stima e mi vuol bene perché scrivo la verità, ne sono felice. Se invece per questo stesso motivo mi odia, bè... là ho vinto. Per contatti elena.riccita@gmail.com o tramite social network

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