«C’era una volta un poliziotto che mi ha resa orgogliosa e io avrei voluto chiamarlo “papà”»

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«C’era una volta un poliziotto che mi ha resa orgogliosa e io avrei voluto chiamarlo “papà”». Non è una favola e non c’è il lieto fine. Titoliamo così, perché è bene puntualizzare che in questa triste storia una bimba di appena 10 mesi ha perso il suo papà.

Stiamo parlando dell’agente scelto della Polizia Stradale in forze a Lecco, Francesco Pischedda, 28 anni, morto il 3 febbraio scorso in servizio, mentre inseguiva un sospetto in fuga. Pischedda è precipitato in un dirupo, morendo poco dopo in ospedale a causa delle gravi lesioni riportate.

Come abbiamo già detto, Francesco Pischedda lascia una bimba piccolissima, alla quale da grande sarà raccontato che il suo papà non c’è più e che è andato via onorando la divisa di cui dovrà sempre e solo andare fiera; perché il suo papà amava il suo lavoro e ha sacrificato la sua vita per esso.

E chi ogni giorno inveisce contro le Forze dell’Ordine demonizzandole, dovrebbe solo pensare a quanti figli, quante mogli, quante madri e quanti padri piangono il loro poliziotto o il loro carabiniere.

Non sarà certo facile riprendere in mano la propria vita ed andare avanti, e proprio in solidarietà di questa ennesima figlia di una vittima del dovere, la pagina Facebook “Siamo TUTTI cretini” in collaborazione con la neonata associazione “Nuova Difesa” ha avviato una raccolta fondi.

L’associazione “Nuova Difesa” ha proprio aperto un conto corrente in favore dell’agente scelto caduto in servizio, sul quale è possibile versare una somma da destinare alla sua famiglia.

Le coordinate per effettuare una donazione sono le seguenti:

Beneficiario: NUOVA DIFESA-FRANCESCO PISCHEDDA

Banca “BPER” filiale di Paglieta (CH) numero filiale 77790

IBAN: IT28U0538777790000002528280

La raccolta fondi è stata resa possibile proprio grazie a questa nuova associazione che ha come scopo quella di tutelare gli appartenenti alle Forze Armate e dell’Ordine: il loro motto è infatti, “mai più innocenti in divisa”. E proprio su questo ultimo punto ci sarebbe tanto da dire, perché è facile puntare il dito, è facile colpevolizzare una divisa, è facile costruire un “personaggio pubblico” sull’onda d’odio nei confronti delle divise. E ci sono casi di cronaca nera e giudiziaria che ci insegnano benissimo quanto l’impatto mediatico sia forte, laddove si accusano uomini in divisa. Gli stessi che ogni giorno sono pronti a tutelare la sicurezza; gli stessi che devono rassicurare madri, figli, moglie, compagne. Gli stessi che molto spesso, proprio come Francesco Pischedda, vanno a lavoro e non tornano più. E allora non ci resta che far nostro quanto scritto dall’associazione “Nuova Difesa” sul proprio sito: «Signori sappiate meritare le speranze e i sogni dei nostri figli, noi li abbiamo concepiti! Noi li abbiamo allevati! E con gioia li abbiamo donati alla Nostra Patria, siate degni della vita dei nostri ragazzi». Degni e grati. Dovremmo esserlo tutti.

 

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Ho 25 anni, giornalista pubblicista, e sono laureata in Scienze della Comunicazione. Ho scelto di studiare e scrivere a Taranto, dove vivo da sempre, nonostante la mia prima luce calabrese. Appassionata di web e informazione, ho intrapreso questo meraviglioso lavoro nel 2013. Ho scritto per il quotidiano Taranto Oggi, Periodico Vivavoce e Sostenitori delle Forze dell'Ordine. Per quest'ultimo ho trattato il caso giudiziario Cucchi con una intervista in esclusiva nazionale al comandante della Stazione Carabinieri di Roma Appia, ripresa successivamente dalle maggiori testate nazionali. Attualmente collaboro con il gruppo PugliaPress, firmando il quotidiano, il settimanale e La Voce del Popolo, storico giornale di Taranto. Ho fondato il blog Tarantini Time, firmo anche il Corriere di Taranto e gestisco il portale Forze Armate News al quale sono legata per le stellette che ho indossato a 19 anni, occupandomi di cronaca e sicurezza. I miei settori di pertinenza sono la cronaca nera, giudiziaria e sindacale. Mi occupo volentieri di politica e di inchieste di vario tipo. Se la gente mi stima e mi vuol bene perché scrivo la verità, ne sono felice. Se invece per questo stesso motivo mi odia, bè... là ho vinto. Per contatti elena.riccita@gmail.com o tramite social network

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