Allacciate le cinture. Decolla la disoccupazione.

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Allacciate le cinture. Decolla la disoccupazione.

E non è un film.

 

Luce fioca in fondo al tunnel. E’ così che i giovani vedono il futuro. Tempi bui in cui trovare un’occupazione è come cercare acqua nel deserto. Il fenomeno della disoccupazione, soprattutto giovanile, è un dramma di rilevante spessore. Cresce sempre più la sfiducia nella ricerca di un impiego che possa garantire stabilità e sussistenza. Con l’uragano della crisi economica, con la pesante pressione fiscale applicata dal Governo alle piccole e medie imprese, la possibilità di una generale ripresa di domanda e offerta è un sogno lento. I giovani rappresentano il 13,1% della forza lavoro, sono la parte decisiva della società non solo perché il futuro appartiene a loro in quanto cittadini di domani ma anche perché i loro gusti e le loro scelte orientano tanti settori del mercato. ‘La disoccupazione mortifica l’uomo’. La nobiltà lavorativa appartiene ai tempi in cui potersi scegliere un mestiere e vivere del proprio sudore e sacrificio, rendeva l’uomo soddisfatto di se stesso. Oggi, invece, l’insoddisfazione condanna ad essere definiti ‘scoraggiati’, i giovani che sono  disponibili a lavorare ma che non cercano un impiego, probabilmente a causa delle innumerevoli possibilità negate. ‘E’ richiesta esperienza nel settore’ – si legge sugli annunci delle offerte lavorative – ‘età compresa tra i 18 e i 35 anni’. Ecco. L’elemento dissonante è la parola esperienza. Se il 90% delle aziende richiede nei requisiti necessari, l’esperienza pregressa e se il 70% dei giovani in cerca di lavoro è sprovvisto (chiaramente) di tale esperienza, pare impossibile l’unione tra domanda e offerta lavorativa. Gli scoraggiati di oggi sono i giovani che subiscono passivamente una realtà ingiusta. Sono i giovani traditi e abbandonati dalle Istituzioni e da chi li rappresenta. Sono i giovani che urlano l’amarezza, il fallimento e l’insoddisfazione. Sono i giovani che anziché essere protagonisti di un’opera sono spettatori della loro stessa tragedia. Dai vertici giungono notizie che annunciano i segnali di ripresa dell’economia, che la disoccupazione è diminuita, che le aziende assumono con contratti a tempo indeterminato, che il Paese ‘sta decollando’. Si, decolla. Decolla con a bordo il crescente esodo dei giovani verso le Nazioni economicamente, culturalmente e socialmente più avanzate. Decollano e atterrano altrove portando con se forza-lavoro e sostenendo la produttività in un altro Paese. Basti pensare che, l’88,9% delle persone, per aggiudicarsi un posto si rivolge ad amici, parenti e conoscenti. (+ 2,3% punti sul secondo trimestre 2014. Dati Istat) e per gli under35 in attesa di un’inversione di rotta, la disoccupazione è al 23.9%.

Where is ‘occupazione’?

 

E. D’E.

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