Aborto: legge, etica e fede.

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Women hold a banner reading ''I decide'' during a demonstration in central Rome against a reform of the Spain's abortion law proposed by the conservative government on February 1 , 2014. They support thousands of pro-choice campaigners who converged on the Spanish capital today to voice their opposition to a government plan to restrict access to abortion in the mainly Catholic country. AFP PHOTO / TIZIANA FABI (Photo credit should read TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)

L’ammissibilità morale dell’aborto o interruzione di gravidanza (IVG) è in gran parte soggetta a convinzioni etiche, ad orientamenti religiosi e al modo in cui una cultura si pone di fronte a concetti come l’anima o la vita. L’IVG è una pratica autorizzata e regolata dalla legge in buona parte del mondo, soprattutto in Occidente, a discrezione della donna nei primi mesi di gestazione. Ma nonostante la legalizzazione dell’aborto, accade che i medici obiettori di coscienza siano in aumento e in maggioranza. Secondo il Comitato europeo per i diritti sociali, infatti, l’obiezione di coscienza in Italia raggiunge il 70% di media con punte del 90% nei singoli ospedali. I dati del ministero della Salute, nell’ultima relazione al Parlamento sull’attuazione della legge 194, indicano un progressivo aumento dei medici obiettori con la crescita del 17,3% in 30 anni. Sempre secondo le cifre ufficiali a livello nazionale, si è passati dal 58,7% di ginecologi obiettori del 2005 al 69,3% nel 2010 e nel 2011. In diverse aree del nostro Paese, l’obiezione di coscienza dei medici raggiunge punte del 100%. Come nel caso dell’ospedale di Jesi, in provincia di Ancona: 10 ginecologi, 10 obiettori. Arrogarsi il diritto di sottrarsi al proprio compito calpestando, annullando, cancellando un diritto altrui come quello dell’aborto è di per sé un omicidio. Un omicidio non deve necessariamente essere fisico per poterlo definire tale. Si può uccidere l’anima, si possono uccidere i sentimenti, si può uccidere la libertà. La libertà di scelta. Si può sopprimere il potere personale e decisionale che appartiene ad ogni singolo individuo. Medici obiettori di coscienza nonché uomini di fede e di scienza. Ma la fede, lo sappiamo, è in antitesi con la scienza. La fede che non ha bisogno di prove fisiche o di dimostrazioni razionali e che si fonda su dogmi, ovvero su verità assolute da accettare in quanto tali. E la scienza, cos’è la scienza? E’ un sistema di conoscenze ottenute attraverso una ricerca organizzata con procedimenti metodici allo scopo di giungere ad una descrizione vera e oggettiva della realtà. Il divario tra fede e scienza è un divario di difficile soluzione. Noi, uomini, non siamo Dio o qualsiasi altra entità soprannaturale. Non dobbiamo elevarci a giudici sulle scelte altrui. Non ne abbiamo il diritto né dobbiamo sentirne il dovere a prescindere dall’etica o dal credo. Il fenomeno diffuso dei medici obiettori di coscienza segna una rottura considerevole che danneggia non solo il singolo ma anche la società in quanto apre e permette lo sviluppo della pratica attraverso la già presente clandestinità. Tornano i gesti disperati, come quello di Valentina, la donna che nel 2010 è stata costretta ad abortire da sola nel bagno dell’ospedale romano Sandro Pertini. Torna la clandestinità. Non più con metodi e strumenti primitivi bensì online, in quanto esistono siti stranieri che vendono a basso costo delle pillole che, assunte in gravidanza provocano contrazioni uterine che espellono il feto, causando un aborto spontaneo con il 95% di successo. L’uso della pillola causa degli effetti indesiderati anche gravi e letali se presa in sovradosaggio e senza il consiglio di un medico riguardo l’assunzione. Il farmaco è acquistabile mediante ricetta medica ma è facilmente reperibile in Internet. Nel rifiuto, nella volontà di non agire nonostante la professione scelta implichi aiuto e sostegno a tutti gli individui, i medici obiettori di coscienza mettono a repentaglio la vita delle donne costringendole ad atti estremi. E’ un femminicidio. Femminicidio che propaga in un Paese dove la vita di una donna è minimizzata rispetto ad un feto.

Elena D’Ettorre

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